In risposta a Porfiri-Valli e Eight-Tosatti: siete in errore

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Di don Minutella

IN RISPOSTA AD AURELIO PORFIRI (SUL LINK DI ALDO MARIA VALLI) E A OLIVER EIGHT (SUL BLOG DI MARCO TOSATTI)

L’AVANZATA DEI PRETORIANI UNACUM

Ad AURELIO PORFIRI (in seguito al suo articolo sul profilo Facebook di Aldo Maria Valli: “Su misericordia e giustizia. Dopo il caso di don Guidetti”).

Mettendo da parte le affermazioni: “non discutiamo qui le ragioni”, “qui non si discutono i motivi che hanno spinto don Guidetti a compiere questo passo” (ma, allora, di cosa stiamo parlando veramente?), domando a Porfiri: PERCHÈ VOLUTAMENTE ELUDE LA QUESTIONE DECISIVA, SE CIOÈ FRANCESCO È VERAMENTE PAPA? Lei lo dà per certo, e così invece non è. Come mai questa ovvietà? Lei scrive: “se un sacerdote compie un atto con cui rifiuta l’autorità del pontefice (non discutiamo qui le ragioni) non è ovvio che la Chiesa, che è sotto l’autorità del pontefice stesso, eserciti la giustizia impedendo a quel sacerdote di diffondere le sue idee fra i fedeli?”. Questa è un’asserzione non onesta, dal momento che don Guidetti non ha voluto contestare l’autorità del pontefice, come lei ingiustamente scrive, ma ha detto esattamente l’opposto, che cioè Bergoglio non è il papa, ma un usurpatore, e dunque non gode di alcuna autorità papale. Quella di don Ramon non è stata una contestazione, ma la difesa sacrosanta della verità. È evidente a tutti la sua operazione scorretta, che strumentalizza e altera la verità dei fatti, e che del resto è già nota, se è vero che in un incontro pubblico con Aldo Maria Valli e monsignor Schneider, lei ha impedito a un paio di convenuti di porre la domanda circa la validità dell’elezione del 2013, e quella correlata della sede impedita di Benedetto XVI. Riporto il commento scritto da un tale Marcello Dugheria: “caro Aldo Maria Valli, ci siamo visti a Piumazzo il 24 ottobre, c’erano anche le sue figliole. Prima che andasse via con loro mi sono avvicinato per dirle personalmente che la stimo. Ma sono rimasto profondamente deluso da quella conferenza, dove in pratica non si potevano fare domande scomode. Quando ho provato a chiedere a mons. Schneider sulla possibile illegittimità di Bergoglio, sono stato subito aggredito dal suo amico Aurelio Porfiri che in pratica mi ha chiuso la bocca”. È ormai nota la vostra volontà di non entrare nell’argomento: “non discutiamo qui le ragioni” (dice tutto!).

La sua falsità, gentile Porfiri, è imperdonabile. Perché don Ramon, lo ripeto, ed è possibile rendersi conto di persona dal momento che esiste il video, ha semplicemente detto che Bergoglio non è il papa, non ha detto che non si vuole sottomettere all’autorità del papa legittimamente eletto. Sono due cose completamente diverse. La prima è quella detta da don Ramon, la seconda no, è inventata da lei, e questo è sacrilegio e oltraggio alla verità e all’onestà dei fatti.

La sofferenza di don Ramon è causata, come la nostra, da quanti come lei, Porfiri, si ostinano a non vedere che la Declaratio del 2013 non consegna il munus petrino, come espressamente esigito dal canone 332, paragrafo 2. Ogni tentativo di identificare munus e ministerium, qui, nel campo rigoroso della legge, risulta vano, perché giuridicamente incontestabile: “sui muneri renuntiet”. Vi guardate bene dal citare questo e gli altri fondati e ragionevoli dubbi circa le dimissioni di Benedetto XVI e l’elezione invalida di Bergoglio. Infatti verrebbe acclarata la Sede Impedita e cadrebbe in un attimo il falso pontificato dell’argentino, dietro cui interessi non proprio nobili conducono quanti come lei liquidano incredibilmente con simili parole: “non discutiamo qui le ragioni”. Questa frase lei dovrebbe rileggerla, per comprendere il pesante pregiudizio che l’ha animata a scrivere il falso.

D’altra parte, se Bergoglio è veramente il papa, perché vi rifiutate in modo così vistoso di trattare, punto per punto, in modo diretto e pubblico, la questione delle dimissioni di Benedetto XVI? Del resto, può un papa essere pertinacemente eretico e apostata? Non vi sorge mai veramente il dubbio – non lo posso credere – che Bergoglio non sia il papa? I documenti della Chiesa affermano, dal Catechismo del 1992 al Documento della Congregazione della Dottrina per la Fede del 1998 (“Il Primato del Successore di Pietro nel mistero della Chiesa”), che il Romano Pontefice è assistito dallo Spirito Santo in modo costante, non solo quando parla ex cathedra. Il numero 9 del suddetto Documento afferma: “il compito episcopale che il Romano Pontefice ha nei confronti della trasmissione della Parola di Dio si estende anche all’interno di tutta la Chiesa. Come tale, esso è un ufficio magisteriale supremo e universale; è una funzione che implica un carisma: una speciale assistenza dello Spirito Santo al Successore di Pietro, che implica anche, in certi casi, la prerogativa dell’infallibilità”. Come vede, l’infallibilità è considerata come assistenza dello Spirito Santo solo in alcuni casi, ma di fatto il papa ha la garanzia di questa presenza che costituisce il carisma di governo universale. Dove voi trovate questa costante assistenza? Forse, dite, il papa la respinge, ma allora è grave che vi diciate in comunione con lui, perché la comunione, come ha spiegato Ratzinger, non è prima di tutto un fatto estrinseco e legale, ma interiore e teologico, così che non può dirsi in comunione con Cristo chi non è in comunione con il papa.

Credo sarebbe doveroso rispondere a questi quesiti che migliaia di persone del Piccolo Resto, da voi definito settario, si pongono, e che restano scandalizzate da operazioni strumentali come quella da lei architettata nell’articolo succitato. Più di qualcuno, dopo aver letto con stupore l’articolo, ha ritenuto che si tratti della disfatta finale della comunità Unacum conservator-tradizionalista, insoddisfatta e intenta ai pianti greci. Una giustizia vera dovrebbe garantire un’indagine a tutto campo intorno al sedeimpeditismo che, invece, viene ogni volta ostracizzato, represso, insabbiato, aggirato.

Vi è che ormai dalle vostre parti, la validità del pontificato di Bergoglio è del tutto presunta, ostinatamente e inspiegabilmente protetta e difesa, mai invece argomentata e dimostrata. Ricordo che san Tommaso d’Aquino affermava che un superiore apostata non deve più essere seguito, perché perde ogni potestà di giurisdizione. Peraltro ho notato che i commenti al suo articolo sono tutti in favore dei molti dubbi circa il fatto che Bergoglio non sia il papa, mentre sono sempre meno quelli che scrivono in favore delle tesi Unacum. Forse perché diventa sempre più indifendibile questa posizione?

Intanto, incredibilmente, continuate a dirvi “in comunione con il nostro papa Francesco”. Come detto in precedenza, la comunione col papa è decisiva. Nel Canone della Messa, l’unico prima della riforma liturgica, la menzione del papa anticipa la consacrazione eucaristica. Perché? Ce lo ha spiegato Benedetto XVI: la comunione con il papa è garanzia della comunione con Cristo. Senza la prima non si può effettuare la seconda. A me pare che la galassia degli unacum sia divenuta sostanzialmente luterana e ipocritamente scismatica. Infatti, loro dicono che o non interessa chi è il papa – che invece è garante della comunione visibile della Chiesa, allo stesso modo in cui lo Spirito Santo è il garante invisibile – oppure si dicono fintamente in comunione e invece pregano perché finisca presto! Può Dio tollerare, soprattutto da parte dei preti tradizionalisti che menzionano Francesco a messa, questo sommo grado di ipocrisia? La comunione con il papa non è anzitutto un fatto giuridico, estrinseco, decorativo, ma prima ancora è teologico e spirituale: proprio perché sono in comunione con il papa, sono certo di essere nella Chiesa, e perciò in comunione con Cristo. Non vi è chi non veda che le conclusioni cui pervengono i maitres à penser della galassia conservator-tradizionalista siano persino grotteschi. Di recente, monsignor Schneider, nota voce del mondo della Tradizione, volendomi screditare (senza però mai fare il mio nome), affermava che il papa viene citato a messa perché si prega per lui. Questo è del tutto falso e inconsistente. La menzione del papa a messa è un fatto teologico, non devozionale. È garanzia di comunione, non petizione spirituale.

***

Ad OLIVER EIGHT (in seguito al suo articolo sul blog di Marco Tosatti: “Bergoglio è un antipapa, ma continuo ad andare alla Messa Unacum. Una lettera”).

Lei attende, se ho capito bene, sulla base delle parole di san Tommaso d’Aquino, una sentenza ufficiale della Chiesa circa l’invalidità di Bergoglio e, perciò, siccome ancora non arriva, va a messa con gli eretici formalmente non dichiarati tali. Le chiedo: chi dovrebbe condannare formalmente Bergoglio come eretico? Di norma è il papa e, così, nella migliore delle ipotesi, dovremo attenderci, da un giorno all’altro, che egli si affacci dalla Loggia di San Pietro e dica: “fratelli e sorelle, sono eretico in modo formale e ufficiale”. Da quel momento voi non andreste più a messa, mi pare di capire. Ma, intanto, nonostante Pachamama, “Amoris Laetitia” e “Fiducia Supplicans” (solo per fare qualche esempio) voi vi consolate a messa, anche quando vi dite in comunione “con il nostro papa Francesco”. Come ci riusciate con le vostre coscienze, per me resta un mistero impenetrabile. Siccome poi l’ipotesi che Bergoglio si autoformalizzi pubblicamente quale eretico è impossibile – così come risulta arduo nella riflessione teologica e canonistica ipotizzare un papa pertinacemente e volutamente eretico e apostata – ci si deve aspettare che la condanna formale sia formulata, in modo pubblico e solenne, dal collegio cardinalizio che, tuttavia, è per buona parte, costituito da cardinali di nomina bergogliana. Infatti, il collegio cardinalizio, che non è di istituzione divina (è bene ricordarlo), è il primo organo ecclesiale che collabora con il papa, e che è tenuto a correggerlo e, casomai, a dichiararlo eretico. Quindi una sentenza della Chiesa circa l’eresia, in questo specifico caso, può essere formalizzata unicamente dai cardinali di nomina non bergogliana (o anche di qualcuno di questi che, pur creati dal falso papa, improvvisamente si “converte”). Allora voi aspetterete, mentre Roma va a pezzi e l’anticristo governa, che qualcuno dei cardinali, o meglio alcuni cardinali, dichiarino Bergoglio eretico. E così, solo allora, avrebbe senso non andare più a messa perché, come dice san Tommaso d’Aquino, ci vuole la sentenza della Chiesa. Bene. Vorrei ricordare che, alla pubblicazione di “Amoris Laetitia” del 2016, quattro cardinali (due dei quali defunti) hanno presentato a Bergoglio alcuni Dubia, ai quali egli non ha risposto. Cosa hanno fatto questi presuli, e cosa dovevano fare? Non hanno fatto niente, e invece dovevano formalizzare l’eresia. Una grave omissione, un drammatico atto di inadempienza, con grave ricaduta per le anime. Poi, lo scorso agosto 2023, a seguito dell’annunciata assise sinodale a Roma, ben cinque cardinali hanno formulato cinque solenni, nuovi Dubia, cui, questa volta, Bergoglio ha risposto, dicendo che le riforme, ritenute ereticali, come la benedizione delle coppie gay e irregolari, l’abolizione del celibato, il sinodalismo, l’ordinazione delle donne, sarebbero proseguite. E, infatti, è stata pubblicata lo scorso 18 dicembre 2023 la Dichiarazione, sottofirmata da Bergoglio, che apre alla benedizione, appunto delle coppie gay. Un grave atto di insubordinazione dottrinale e dogmatica, che rompe vistosamente coll’intangibile depositum fidei. I cardinali, nel frattempo, con in testa Burke, non hanno fin qui compiuto alcun atto formale di sentenza riguardo a Bergoglio. È qualcosa di anomalo, e di molto grave. Si sono fermati ben due volte, pur avendo avuto diversi riscontri oggettivi che Bergoglio fosse eretico. Hanno presentato i loro ragionevoli dubbi e, una volta avuta conferma del corso eretico di Francesco, anziché deporlo, dove sono? Si fingono paladini della fede, senza esporsi fino in fondo. Mi domando cosa vi dovrete ancora aspettare per capire che siamo in presenza di una falsa chiesa, di una corporazione che detiene le strutture classiche, ma non è la Chiesa fondata da Cristo che, invece, secondo le molte e note profezie, sopravvive in un piccolo resto cattolico. Quella di Bergoglio è la chiesa di satana! I vostri reiterati slogan, del tipo: “non usciamo dalla Chiesa”, sono del tutto inutili. Perché, di fatto, rimanendo con Bergoglio, siete fuori da tempo dalla Chiesa di Cristo.

Un po’ di umiltà non vi farebbe male, ammesso che siate disposti ad approfondire le cose. Vi fate forti del fatto che ritenete Francesco papa legittimo, perché il collegio cardinalizio e l’universale consenso lo riconoscono tale. E siete anche qui in grande errore. L’antipapa Anacleto II (1130-1138) fu sostenuto dalla maggioranza dei Cardinali e da tutta Roma, con l’eccezione della famiglia Corsi, e regnò illegittimamente per otto anni fino alla sua morte, eppure non era il papa. Dio non voglia che vi ritroviate umiliati dalla storia.

Attenderete, dunque, una nuova futura classe di presuli che arrivino finalmente alla condanna formale? O andrete avanti così all’infinito, pur consapevoli che il vostro papa Francesco – con cui dite a messa di essere in comunione (perché lo dice il celebrante, ma a nome di tutti) – proseguirà lui ancora (e poi il suo successore) nell’opera di demolizione della fede e mettendo mattone sopra mattone per terminare di costruire la sinagoga di satana?

In più di un’occasione, la questione delicata di chi fosse il papa regnante e chi, invece, l’antipapa, è stata risolta non dal collegio cardinalizio – come vi ostinate a ritenere – ma da un semplice ministro di Dio, se non persino da una donna. San Bernardo, che era santo e mistico, ma monaco, venne a Roma quando, morendo l’antipapa Anacleto II, venne eletto un altro antipapa, Vittore IV. San Bernardo riuscì, da solo, perché sostenuto da Dio, a far riconoscere il vero papa, Innocenzo II, e a far deporre l’antipapa. Da solo, senza l’appoggio iniziale dei cardinali che, anzi, parteggiavano per Vittore IV. Fu santa Caterina da Siena che riportò, da sola, non avendo neanche trent’anni e da donna, a riportare il papa Gregorio XI da Avignone a Roma, e i cardinali filofrancesi cercarono pure di farla fuori.

La responsabilità di voi Unacum è oltremodo grave. Soprattutto quando lei scrive che “non si può condannare tutto un popolo o una comunità quando al suo interno ci sono dei giusti”. Se ci fossero veramente dei giusti nella Chiesa, e non degli ipocriti inermi, avrebbero già gridato la verità su Bergoglio e quella che lei ritiene inconsapevolezza santa (alla maniera dei nobili passeggeri del Titanic che stava affondando) non li salverà dall’annegamento spirituale e pastorale, come si sta verificando in questi giorni con l’applicazione della “Fiducia Supplicans”. O vorranno quei preti giusti negare la benedizione alle coppie gay e ai divorziati risposati? Perché, lo ricordo, non si tratta più semplicemente di opinioni personali del papa, sparse sui voli aerei, ma di un autentico “magistero”, cui tutti i battezzati, come insegna il Catechismo, sono tenuti ad obbedire, con l’ossequio dell’intelletto e della volontà.

Disobbedire (e, quel che è peggio, in modo clandestino e non apertamente, come esige il bene delle anime), sarebbe un ingiustificato atto di disobbedienza alla santa volontà del papa regnante, non meno grave dei preti dissidenti postconciliari degli anni ’70 che, disobbedendo ai pontefici, hanno creato una generazione di credenti rivoluzionari, eretici e modernisti. Parafrasando sant’Agostino, lei giunge a concludere che “l’eresia di Bergoglio non nuoce a quei sacerdoti e fedeli che non la seguono e non l’approvano”. E invece sì, perché al papa si obbedisce, dal momento che è il Vicario di Cristo ed è assistito dallo Spirito Santo. Perché o Bergoglio non è il papa, ma allora abbiamo ragione noi, oppure lo è, ma allora i preti non possono in nessun modo non seguirlo, perché il Codice di Diritto Canonico afferma che al papa si obbedisce. Voi lo riconoscete papa, e poi non gli obbedite, e per giunta vi sentite giusti. Non vi pare che c’è qualcosa che non va? Quando mai, nella bimillenaria storia della Chiesa, ci si è guardati dall’obbedire al papa? Lutero l’ha fatto, ma allora, rischiate di averlo, vostro malgrado, come modello imitativo. Giusti, forse, lo sarete, ma non giusti cattolici, piuttosto giusti neoluterani o criptoluterani.

Per giunta, accanto al fatto che Bergoglio è apostata (contraddizione piena con il fatto che possa essere papa), si aggiunge l’idea che, quand’anche avessimo ragione noi (e il brivido vi corre nella coscienza quando, a messa, citate Francesco come papa), voi vi attendereste, anche qui, che debbano comunque essere i cardinali a formalizzare l’invalidità dell’elezione. E questo è un gravissimo atto di disonestà, dal momento che l’articolo 76 di Universi Dominici Gregis dice che “se l’elezione fosse avvenuta altrimenti da come è prescritto nella presente Costituzione o non fossero state osservate le condizioni qui stabilite, l’elezione è per ciò stesso nulla e invalida, senza che intervenga alcuna dichiarazione in proposito e, quindi, essa non conferisce alcun diritto alla persona eletta”. È tutto chiaro. Benedetto XVI non ha consegnato il munus, si è posto in sede impedita, la “Mafia di San Gallo” ha eletto Bergoglio come antipapa. È del tutto evidente ormai che il Conclave del 2013 non si è svolto secondo le prescrizioni della Costituzione e, dunque, Bergoglio non è stato papa neppure per un millesimo di secondo, mentre voi da undici anni vi dite, a messa, in comunione con lui! C’è da rabbrividire a considerare la vostra posizione, e forse, in realtà, siete voi per primi a stare dentro questo voluto brivido interiore. Non smettete, giorno e notte, di lamentarvi del papa, e lo giudicate ad ogni azione e parola, talora, come solo voi Unacum, sapete fare, con irriverente sarcasmo. Domando: ma il papa non merita venerazione? E, soprattutto, il Codice di Diritto Canonico non recita al canone 1404: “Prima Sedes a nemine judicatur?”. Come mai non smettete di insultare il papa con cui siete in comunione? Ai miei occhi è uno scandalo imperdonabile, perché il papa va amato e obbedito, non giudicato.

Non c’è bisogno di alcuna dichiarazione per ritenere invalida l’elezione di Bergoglio. Lo dice la Costituzione UDG. E se non altro, proprio perché non occorre alcuna formalizzazione, la nostra posizione è rispettabile almeno quanto la vostra. Si dovrebbe argomentare pariteticamente e, invece, voi siete i cattolici giusti e pii, in comunione con un falso papa, e noi semplicemente una setta guidata da un guru. Ma i padri non hanno forse insegnato che Ubi Petrus ibi Ecclesia? Dov’è veramente oggi la Chiesa Cattolica fondata da Cristo? È quella di Bergoglio? E lo Spirito Santo che fine ha fatto? E la promessa di Gesù: “le porte dell’inferno non prevarranno” (Mt 16,18)?

Veniamo al secondo enunciato, che riguarda il numero 39 dell’Enciclica “Ecclesia de Eucharistia”, che dice: “ogni valida celebrazione dell’Eucaristia esprime questa universale comunione con Pietro e con l’intera Chiesa, oppure oggettivamente la richiama, come nel caso delle Chiese cristiane separate da Roma”. Lei afferma, quasi come unico interprete autorevole del Magistero (ce ne complimentiamo!) che la comunione con il papa non è una nuova condizione per la validità della messa. E cita i tre noti elementi che la rendono valida: materia, forma, ministro sacro validamente eletto. E così compie due vistosi errori, che proverò a confutare nel merito. San Tommaso d’Aquino tratta in modo approfondito la questione, cioè materia (pane e vino), forma (rette parole della consacrazione), ministro ordinato validamente. La trattazione completa di questi tre aspetti è contenuta rispettivamente in Summa Theologiae III, q.74 (per quanto riguarda la materia), Summa Theologiae III, q.78 (per la forma), Summa Theologiae III, q.82 (circa il ministro sacro). Questi tre elementi tuttavia, non sono assoluti in sé, perché riguardano la causa strumentale, che ha bisogno di Cristo, “causa suprema”.

La questione circa gli elementi che rendono valido il sacramento è incompleta se non si ricorre alla trattazione sui sacramenti in generale che san Tommaso affronta in Summa Theologiae III, qq.60-72. In quel contesto introduttivo – che pertanto non può essere omesso – l’Aquinate distingue chiaramente tra causa agente e causa strumentale, che è il ministro sacro. La causa agente, è sempre bene ricordarlo, è Cristo stesso che “in quanto Dio opera nei sacramenti come causa suprema” (S.Th.III, q.64, a.3). Cristo, dunque, “ha una certa superiorità e causalità sugli strumenti separati, che sono i ministri della Chiesa” (ib.). Che cosa sono martello e chiodo se manca chi li adopera? Nient’altro che oggetti inutili e passivi, e così pure il ministro sacro senza Cristo che è la causa agente. Come potrò aiutarla a capire quanto scrive san Tommaso, mettendo così al sicuro da un certo ingenuo automatismo, se si argomenta in modo impreciso e superficiale unicamente in riferimento alle tre condizioni, quasi come se Cristo lasciasse interamente in mano ai ministri la causalità agente? Scrive l’Aquinate: “i ministri della Chiesa operano nei sacramenti strumentalmente, perché in un certo qual modo la funzione del ministro somiglia a quello dello strumento” (S.Th. III, q.64, a.5). Più avanti, si aggiunge significativamente qualcosa che andrebbe oggi quanto mai urgentemente richiamato, se non altro per indurre a riflettere: “i ministri della Chiesa mondano gli uomini che si accostano ai sacramenti dai loro peccati e conferiscono loro la grazia, non con la propria virtù: MA CIÒ SI DEVE AL POTERE DI CRISTO, IL QUALE SI SERVE DEI MINISTRI COME DI STRUMENTI. Ed è per questo che l’effetto dei sacramenti consiste nel raggiungere una somiglianza con Cristo, non già con chi li amministra” (S.Th. III, q.64, a.5).

È un errore grossolano soffermarsi unilateralmente sulla causa strumentale, dando per scontata la causa agente. Perché non se ne parla? E siamo così sicuri che la trattazione generale sui tre elementi assoluti (materia, forma, ministro sacro) possa avanzare senza riferimento al tema generale della “causa suprema”? C’è da aggiungere che al ministro sacro è richiesta l’intenzione, proprio perché, in quanto causa strumentale, deve volere mettersi con la sua intenzione, appunto, “a servizio dell’agente principale, ossia intenda fare quello che fanno Cristo e la Chiesa” (S.Th. III, q.64, a.😎. I preti bergogliani vogliono ciò che vuole Cristo e la Chiesa?

E veniamo ora al passaggio decisivo. Se è vero che Cristo resta, al di là di forma, materia e intenzione del ministro sacro (che è solo causa strumentale), la causa agente, nel nome e per conto del quale il ministro stesso attua il sacramento, c’è seriamente da domandarsi se Cristo sia presente nella falsa chiesa guidata dal falso papa Francesco. Perché se quella è la Chiesa cattolica, allora Gesù è presente in quanto causa agente principale (nonostante Bergoglio sia antipapa), ma se quella, invece, è la “falsa chiesa delle tenebre” (Caterina Emmerick), il “corpo mistico dell’anticristo” (mons. Fulton Sheen), è l’attuazione del terzo segreto di Fatima, la falsa chiesa “governata da satana” (padre Pio a don Amorth nel 1960), allora la questione su una causa agente da parte di Cristo è del tutto urgente. Vogliamo ritenere che Gesù si renda presente nella chiesa del suo antagonista? Che cioè, per il solo fatto di rimarcare la causa strumentale, l’azione salvifica sia data nientemeno come scontata? E la falsa chiesa dell’anticristo – a cui molti preti si ostinano a non voler credere – è tale o no? Cosa ha prodotto questa aggregazione massonico-satanista in questi quasi undici anni? Realmente si vuol continuare a credere che la Chiesa sia quella guidata dal capomastro di satana? E questo indipendentemente dalla coscienza comune dei credenti, molti dei quali, forse la maggioranza, volutamente omettono di parlarne seriamente. Le profezie devono attuarsi, nonostante l’ignoranza di molti. Se per morire in croce, Nostro Signore avesse dovuto convincere le masse, avrebbe dovuto scegliere un’altra fine. C’è chi si scandalizza al pensiero che Roma e il Vaticano non siano più la Chiesa Cattolica fondata da Cristo. Ma va ricordato che Dio stesso provvide a far distruggere il tempio di Gerusalemme (che per gli ebrei idolatri e apostati rimaneva indistruttibile), e che la promessa di Cristo: “non praevalebunt” (Mt 16,18), non si riferisce né alle guardie svizzere, né ai dicasteri, né alla Sala Stampa Vaticana, né al Cupolone, ma unicamente alla fede e alla grazia. Come diceva sant’Atanasio ai cristiani nel tempo dell’impostura ariana: “loro hanno la sede, noi abbiamo la fede”. È qualcosa che stiamo vivendo oggi, anche se i preti pavidi fingono di non accorgersene.

Su tutte le profezie, credo che quella di Leone XIII sia la più rilevante. Egli vide la Chiesa sopraffatta da una chiesa di satana, e per questo scrisse l’invocazione a san Michele Arcangelo. Nella versione integrale da lui scritta si leggono queste impressionanti parole: “là dove si stabilirono la Sede del beato Pietro e il Pulpito della Verità per la luce delle nazioni, là hanno posto il trono dell’abominio, della loro empietà”. Stiamo vivendo proprio questa profetica aspettativa. Il cosiddetto papa Francesco non è un ennesimo antipapa in salsa moderna, no! È qualcosa di molto più oscuro. Egli è l’attuazione del segreto di Fatima: il diavolo vestito di bianco che, per un tempo stabilito da Dio, nei suoi misteriosi disegni, siede sul trono di Pietro. E cambia tutto. Persino il mondo tradizionalista è incapace di accogliere questa luce. Esso ritiene anzi che Bergoglio sia solo lo sbocco estremo di papi simil eretici (si vedano le dichiarazioni del sempre più enigmatico mons. Viganò a riguardo di Ratzinger, ritenuto “modernista” ed “hegeliano”). È difficile per noi tutti acquisire questo dato storico-teologico e profetico, ma è ineludibile, pena la tristezza dei due discepoli di Emmaus, ostinati nella loro cieca opposizione al disegno di Dio. Andavano curvi per la loro strada.

Il testo dell’Enciclica è del tutto chiaro, e in italiano “valido” non significa “congruo”, anche se quest’ultimo è adoperato poco prima. Un testo magisteriale, soprattutto in forma di Enciclica, è pensato in ogni parte a lungo. Perché attribuire al “valido” del documento al numero 39 altri significati? In quel caso il papa avrebbe adoperato altri termini, nello specifico, come “in regola, conforme, conveniente, congruo”. E invece adopera la parola “valido”. L’uso preciso della parola “valido” è lì, nel testo, non lo inventiamo noi, e se l’italiano è a noi noto, il contrario di valido è appunto “invalido”, così come il contrario di “incongruo” non è altro che “congruo”. L’operazione può ora essere avanzata. Il testo dice: “ogni valida celebrazione dell’Eucaristia esprime questa universale comunione con Pietro e con l’intera Chiesa” (E.E. 39), così dunque, di contro, potremmo arguire: “laddove non è espressa questa universale comunione con Pietro e con l’intera Chiesa, la celebrazione dell’Eucaristia è invalida”. Perché mai il papa ha voluto usare questo termine e non altri? O vogliamo incorrere nell’errore dei teologi ed esegeti modernisti che, pur di tirare acqua al proprio mulino, adoperano l’ermeneutica dei testi sacri secondo i propri capricci? Un’altra cosa è se vogliamo giocare ai sinonimi e contrari con i documenti del Magistero! La messa è valida se esprime la comunione con il papa. Dunque, è invalida laddove non la esprime. Se Bergoglio non è papa, quale comunione esprimiamo, laddove ci sono ragionevoli dubbi che non lo sia? Da teologo mi preoccupa molto questa relativizzazione del tema, invece decisivo, della comunione nella Chiesa. Sant’Agostino chiamava la Ecclesia col nome di Communio, e la koinonìa è affatto un accessorio, ma un elemento costitutivo che proprio il papa garantisce a chi è unito a lui. Non si tratta certo di un accessorio irrilevante, se è vero che, come dicevo, Ratzinger ha potuto scrivere nel 1977: “proprio perché nell’Eucaristia c’è il Cristo tutto intero, inseparato ed inseparabile, proprio per questo si rende ragione dell’Eucaristia solo se essa è celebrata con tutta la Chiesa. Noi abbiamo Cristo solo se lo abbiamo insieme con gli altri. Poiché l’Eucaristia ha a che fare solo con Cristo, essa è il Sacramento della Chiesa. E per questa stessa ragione essa può essere accostata solo nell’unità con tutta la Chiesa e con la sua stessa Autorità. Per questo la preghiera per il Papa fa parte del canone eucaristico, della celebrazione eucaristica. La comunione con lui è la comunione con il tutto, senza la quale non vi è comunione con Cristo. La preghiera cristiana e l’atto di fede implicano l’ingresso nella totalità, il superamento del proprio limite. La liturgia non è l’iniziativa organizzativa di un club o di un gruppo di amici; la riceviamo nella totalità e dobbiamo celebrarla a partire da questa totalità e in riferimento ad essa.

Solo allora la nostra fede e la nostra preghiera si pongono in maniera adeguata, quando vivono continuamente in questo atto di superamento di sé, di autoespropriazione, che arriva alla Chiesa di tutti i luoghi e di tutti i tempi: è questa l’essenza della dimensione cattolica. Si tratta proprio di questo, quando andiamo al di là della nostra piccola realtà, stabilendo un legame con il Papa ed entrando così nella Chiesa di tutti i popoli”.

Infine, lei ritiene che la comunione con il papa non sia elemento di validità per il fatto che la messa degli ortodossi è valida, nonostante manchi il nome del papa. Le faccio notare la scorrettezza: non è che citino chiunque altro, semplicemente lo omettono, perché ragioni politiche e storiche, non prettamente dottrinali, hanno separato l’Oriente da Roma. Dunque, si attende che le chiese ortodosse tornino alla piena comunione con Roma. Una comunione che, per tutto il resto, è comunque garantita. Citare noi cattolici latini un antipapa falso, non è la stessa cosa che ometterlo in una messa ortodossa. Persino un fanciullo di catechismo lo capirebbe!

Che i suoi argomenti, simili alle acrobazie dei funamboli, e capaci di interpretare in modo individuale il Magistero, siano inconsistenti lo dimostra il bisogno di appellarsi ai miracoli eucaristici. Niente di più errato. Perché un assioma dogmatico resta incontestabile di fronte a qualunque evento sensazionale.

Lei conclude con la corona di spine posta sul capo di Cristo. Forse più dei bergogliani convinti, e persino in buonafede, siete voi Unacum i soldati che gliela pongono addosso.

Don Minutella

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Comment (1)

  1. Finalmente si concretizza ciò che dissi a mia sorella nel 2018 “occorre un rullo compressore largo mezza Italia da Trieste in giu’ affinché schiacci i grandi e conservi i piccoli necessari per la loro accensione” vi risparmio la sua faccia
    (Don Minuteria Dott. Cionci Dott. Fusaro lo guidate benissimo, non scendete dai comandi come radio Maria)

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